I PERFIDI NINFETTI A BOLOGNA
Marzo 18, 2008 di rossettiandrea
Giovedì 20 marzo ore 20,00 – Galleria NEON CAMPOBASE - via Zanardi 2/5 Bologna
Andrea Rossetti
“L’ANIMA E’ SUPPOSTA MA SI PRENDE PER VIA ORALE”
serata d’attore
Proiezioni:
“MORTE CIVILE DI UN ANARCHICO” (Italia, video-teatro, 2008), di e con Andrea Rossetti.
“AMLETO, VICEVERSA” (Italia, video-teatro, 2008), di e con Andrea Rossetti.
“IL MANIFESTO DEI PERFIDI NINFETTI” (Italia, videoclip, 2008), una risposta a Isabella Santacroce.
“PINOCCHIO” (Italia, commedia, 2007), scritto, diretto e interpretato da Andrea Rossetti. Con Elena Casini, Jacopo Zamboni, Alessandro Ansuini, Antonio Koch, Enrico Masi, Fabrizio Masina, Francesco Finotti, Alessio Bartolacelli.
Recital dal vivo:
“LA BALLATA DELLE MADRI: OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI”, con Andrea Rossetti. Accompagnamento musicale dal vivo di Enrico Masi.
“Il mio è un teatro inusitato, fatto per dare corpo, nell’atto scenico, alla messa in opera della poesia. Lo chiamo “lettura di scena” – o nouvelle tragédie o reading theatre – ed è al tempo stesso antiteatro, inteso come teatro di prosa di Stato fatto da interpreti statali, cioè “stabili”, e finanziato dai ministeriali dello spettacolo e del turismo (come se ci fosse differenza), e antipoesia, laddove per poesia s’intende la lirica, quella delle anime belle, dei “soggetti” impoltroniti ad aspettar l’aurora in preda al loro commovente, e per questo universale (dicono), delirio di grafomani.
La lettura di scena è poesia nel suo farsi teatrale ed è appunto prima di tutto lettura, cioè misurazione (i versi per gli antichi si misuravano in “piedi”) non mnemonica (lo sforzo di memoria è un inganno ginnico dell’interprete, giammai dell’attore, posto a servizio del testo, con tanto di costume verosimile e quindi servile) del luogo invisibile dell’apparire di un altrimenti mancante.
La lettura di scena è liturgia del poetico, condivisione tra attore e pubblico senza possibilità di repliche (anche quello di “replica” è un concetto da teatro per ragionieri, come se sul palcoscenico potesse mai avvenire qualcosa di definitivo e quindi riproducibile) di quel quid fondamentale che è proprio della poesia e che nessuno ha mai potuto scrivere. Nulla di fondamentale, infatti, può essere scritto, detto o rappresentato perché il linguaggio, come spiegò il professor Heidegger, non lo comprende: la poesia come evento dell’essere, quindi, è ciò che non si scrive, che non si dice e che non si rappresenta e la lettura di scena è appunto questo “miracoloso” teatro dell’impossibile.
Le letture di scena sono dunque i con-testi teatrali di un’assenza; esse circoscrivono un vuoto e un silenzio che, però, proprio perché così minuziosamente misurati e delimitati finiscono per essere a modo loro avvenimenti (e un avvenimento non è necessariamente una presenza, anzi).
Come nei miei lavori di arte visiva ho portato avanti una ricerca finalizzata alla sparizione dell’immagine (ma non del suo significato) , in teatro perseguo la fine della rappresentazione (ma non del suo senso).”
Andrea Rossetti
“Rossetti è l’ ultimo cultore di una totalità espressiva che pare rimandare addirittura a modelli rinascimentali…”
Stefano Giovanardi (“La Repubblica”)
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Senza limite non c’è superamento del limite, perché non se ne ha coscienza: il filtro della cultura paradossalmente estende intensivamente la visione delle cose, un pò come le lenti puramente intellettuali della matematica che ci permettono di “vedere” le frequenze elettromagnetiche minori e maggiori dello “spettro” del visibile.
Una “siepe” è necessaria, per la conoscenza, ed è inevitabile che sia situata su un “colle”.
Chi ha capito questo è pienamente aperto al mondo, giacché più di chiunque altro ne confida la consapevolezza della potenziale rovinosa cecità della dimensione dell’aperto.
Il “colle” è un luogo alto e solitario; in una parola: ermo.
E’ alto perchè solitario: la misura della sua altezza è la cifra scandalosa della sua solitudine.
Ed è solitario perché alto: il rigore della sua “clausura” è l’ordine della sua serietà.