Andrea Rossetti, primus inter pares
Scrive con-testi teatrali – le “letture di scena” – e sostiene che per l’attore la lettura, cioè la negazione della memoria (della sua, prima di tutto), è un atto di rivolta nei confronti dell’anima che notoriamente è supposta ma si prende per via orale. Inoltre la memorizzazione è tecnica e la tecnica è ignoranza tracotante e dissimulata. Rifiuta il concetto di “replica” perchè il teatro è sempre evento unico, si dà una volta per tutte e non c’è storia che tenga: i cataloghi storiografici e la vanvera della criticaglia si addicono alla grammaturgia che resta mentre il teatro – quello dell’attore – è ciò che non si sa come dire e se ne va. La permanenza è il feticismo narcisista dell’esserci che, come dimostrò il professor Heidegger, può al massimo interrogarsi sull’essere senza ottenere risposta. Ama Carmelo Bene al quale rimprovera soltanto la passione per la fenomenologia e il nichilismo barocco dell’attore-personaggio. Egli, al contrario, sul versante impossibile (ma poeticamente praticabile) dell’ontologia, persegue l’idea matematica (non per nulla Kant pose la matematica nell’Estetica trascendentale) di un attore-persona, cioè maschera, che invece di apparire sparisce alla Madonna. Ha frequenti colloqui mistici con l’Innato, che è senza origine e al tempo stesso originario.
Dimentica di non ricordare (…) che, se la lingua è una patria, nulla patria in p(r)o(f)eta.
La lingua è la patria, nella parola è Dio, per il canto è l’Essere.
Sì, se ‘lingua’ è linguaggio, ovvero apertura originaria e universale in quanto capacità musicale dell’ascolto (ove ‘musicale’ non si esaurisce nel sonoro, che ne è solo il primo nome, ma abbraccia per omonimia anche il concetto) , e non idioma, che è, di volta in volta, il particolare delle sue singole determinazioni locali chiuse in sistema.
Il linguaggio é una prigione senza uscita.
L’unica soluzione é il suicidio.
Sono d’accordo: il suicidio del soggetto, in quanto volontà dell’autore persona, è il silenzio rumoroso dell’attore che ne smaschera l’etimologia originaria, rivelando la menzogna retorica a monte di quella stessa volontà, ovvero quella di essere potere di solo dire, così tradìto dalla sua natura metaforica.
… on n’échappe pas de la métaphore!
Io per “linguaggio” non intendo solo “parola”, “parlare”, “leggere”, “scrivere” nei termini consueti, conformi a un certo modo di vedere le cose (sempre più desueto ma ancora, purtroppo, ben attivo), e che ha dato come frutto quest’orgia di autori di cui ancora paghiamo le conseguenze – visto che appartengono a un’epoca ormai morta – io per “linguaggio” intendo il nostro stesso “stare al mondo” (ritagliato dal tutto-nulla originario chiamato “pleroma” dagli gnostici)…il “nostro stesso stare al mondo” ha come sinonimo “linguaggio”, noi parliamo già solo vedendo, percependo, questo é il punto secondo me. Siamo tutti quanti in una specie di videogioco interattivo illudendoci di vivere in un mondo concreto e reale, e invece ritagliamo solo il nostro karma dal continuum desassuriano del pleroma gnostico.
Esatto, De Lablais, l’unica é non darla vinta al personaggio – o ai personaggi – che ci crediamo di essere…ma non é facile, siamo TROPPO condizionati. Perlomeno, Io sono troppo condizionato, tu non lo so, potresti anche essere più fortunato di me.
Smettere di avere un personaggio (da interpreti e tra-duttori) per essere persona (da attori): chi ha letto “Sono sparito alla Madonna” sa che lo vado dicendo da sempre.
).
Il problema è che Rossano ne fa – molto ingenuamente – una questione di verità, di autenticità, mentre si tratta di un problema di consapevolezza.
Non c’è maggiore o minore verità nel togliersi di mezzo, nel cessare ogni sforzo finalizzato a rendere attendibile, accettabile e “personale” la propria faccia, nell’accettare la maschera come destino e necessità. E’ pura autodistruzione metaforica (ché il suicidio è un altro inganno del mito romantico dell’autenticità) – cioè teatro – e, in fondo, “smascheramento” della metafora.
Solo prendendo su di sé la croce della maschera, l’attore (non l’uomo, che non esiste, che è scimmia culturale e acculturata, creazione politica di tutte le gazzette deputate a “informare”) si autodistrugge, abortisce se stesso (non il corpo, ma l’anima) e smaschera il peccato originale della metafora.
Detto ciò, colgo l’occasione per far presente a Rossano en passant che chi scrive “macchiavellistica” ha un problema a monte, poco gnostico e molto elementare (scolasticamente inteso): primo perché l’aggettivo è “machiavellico” e non “machiavellistico” e poi perché il buon Nicolino si chiamava Machiavelli con una c e non Macchiavelli (così forse lo chiamava la mamma quando si sporcava con la marmellata).
Che sia quest’abissale mancanza di cultura e di talento (non di genio, che è robaccia “sociale”) a indurti oggi a scrivere veleno contro Karpòs, Ansuini, Caputi, Rossetti e compagnia cantante? Prima ci scimmiotti e poi, conoscendo il fallimento della tua impresa impossibile, inizi a sparare a zero contro di noi e addirittura contro la cultura occidentale che privilegia i “bravi”. E’ un po’ come il malato che se la prende coi sani. Non sei capace? Fai altro nella vita, ma abbi il buon gusto di non cercare di raccontarti la tua insufficienza come la via verso una cultura “diversa”, senza personalismi e nutrita di rabberciato antagonismo no-global.
Non mi stupisce che tu, dopo aver dichiarato di voler abbandonare il web (ma ‘ndo vai?), sia finito poi nell’orbita del vate innovatore della poesia italiana degli anni 2000 (dovresti però far presente alla signorina Lisi d’arte Lisi d’amore che la mia “Suite della diletta stagione” non è un libro di poesie ma solo una presa per il culo di tutti i poeti e di tutte le poetiche: se ne sarebbe accorto qualsiasi minus habens – visto che si apre con uno scritto intitolato “Dei peti-poeti” – ma non lei, e sono giorni che mi scompiscio rileggendo le sue trombonistiche impressioni da studentella minchiona), ossessionato dall’eventualità di essere copiato (ma come? si esalta il web libero e anarchico e poi si difende il copyright come un vecchio babbione accademico qualsiasi? la verità è che quel signore faceva la bava – e ne ho testimonianze a iosa – sperando di finire tra i Cucchi e i Magrelli ma poi, essendo rimasto l’innovatore anonimo dei portalini di scrittura – il rivoluzionario di una rivoluzione sconosciuta, roba per un racconto di Landolfi – come la volpe con l’uva si è messo a sputare sull’oggetto delle sue frustrazioni), e ora ridottosi a ricorrere al suo senso dell’umorismo pari a quello di un protozoo fossile per fare il verso a Beppe Grillo, nella speranza che qualcuno dei 10.000 contatti quotidiani che toccano il blog del comico genovese migri finalmente sulle sue paranoie dietrologiche (il solito complotto plutogiudaicomassonico).
La cosa che mi fa letteralmente piegare in due dalle risate, caro Rossano, è che hai abbandonato K. in nome dell’antipersonalismo per finire a fare la spalla del più personalista tra i poveracci, dell’arrivista più gaglioffo che sia mai “vissuto” sul web (perché è qui, in rete, che lui ha rivoluzionato la poesia italiana degli anni 2000 ovviamente senza che questa se ne accorgesse
Non sarà che non riesci proprio a fare a meno di scimmiottare qualcuno?
Buona vita di cuore,
A.
p.s. Quando ti capita ricorda all’innovatore che, tra un’innovazione e l’altra, tra un pinnacolo di puntini e dodici parentesi in fila per tre, dovrebbe ripassare la grammatica italiana (dopo il pakistano, l’aramaico e il mongolo antico): “a questo punto credo tu abbia un filo diretto con la Grande Coscenza Universale che altri chiamo Dio”. Al netto di qualche concordanza pasticciata, quella che altri CHIAMANO Dio a me risultava essere la Grande COSCIENZA Universale. Poi magari nell’oltrecultura certe inezie non contano: come diceva Totò “e che sarà mai? trombetta, trombone, sempre con la t cominciano!”.
Chissà cosa ne pensano Cucchi e Magrelli!
(a scanso di equivoci, nel caso gli extraterrestri volessero fare furbate e correggere, ho salvato l’intera pagina web con tanto di date e codici htm, html)
Caro Andrea,
mi fa piacere che hai colto l’occasione del mio commento per puntualizzare qualcosa circa il mio abbandono di Karpòs e la mia decisione di “aderire” ad Adversaria.
Molto probabilmente questo é stato un altro mio ennesimo sbaglio-abbaglio (e me ne andrò via dal web per fare finalmente il cameriere, se ci riesco) ma, che ci vuoi fare, io non sono così colto e consapevole come te (e giustamente me lo fai notare)…certe volte ho – molto incautamente e molto ingenuamente, lo riconosco – creduto di essere un “genio” (o una cosa che ci assomigliava), ma era solo qualcosa di me che mi abitava mio malgrado come un parassita, che mi “attraversava” (diresti magari tu, utilizzando le tue solite figure retoriche) a crederlo. Qualcosa che adesso non riconosco più come “me stesso”.
Che ci vuoi fare, sono “scimmiottante”, non ho personalità, non ho MAI avuto la tua cultura e il tuo talento, sbaglio a scrivere in italiano (come mi fai ACCADEMICAMENTE notare) molto probabilmente una recensione di un qualche nome “che conta” non ce l’avrò mai e poi mai, non scriverò MAI libri strapieni di sofismi che dimostrano chiaramente la mia conoscenza di infiniti universi intellettuali, linguistici e dialogici. Un tempo mi sarei “disperato”, adesso ne sono incredibilmente SOLLEVATO (senza virgolette).
Posso respirare, libero da tutta quella paccottiglia, condizionante COME E QUANTO la sottocultura che respiriamo ogni giorno dai media.
Già me lo vedo il tuo possibile commento di risposta pieno di giochetti di parole (creati basandoti su quello che ho scritto) che riflettono la tua immensa cultura. Te la lascio volentieri la tua immensa cultura!
…io sarò intelligente e non riesco a manifestarlo pienamente per problemi di errata educazione scolastica (che tu, beato te, hai evitato fortunosamente, come hai spesso scritto): puoi accusarmi, giustamente, di essere un debole, di non avere personalità, di aver scimmiottato a destra e a manca – sono il primo a riconoscerlo, e tu non puoi immaginare quante sofferenze quando tutto mi é crollato addosso, quando la maschera é esplosa, tra la fine del 2005 e la fine del 2007…sono stati due anni ANGOSCIANTI, mi trovo tuttora in cura da uno psicoterapeuta, che, per fortuna, é anche diventato mio amico e con lui parlo a cuore aperto di tutto ciò che mi tormenta, e che sotto sotto me lo procuro io stesso.
Puoi accusarmi di ogni cosa, ma non di essermi aggregato a Karpòs per ottenere ALLORI e incensamenti, ma solo perché (ALLORA, A QUEL TEMPO) vedevo in voi la stessa insofferenza che nutrivo per lo status quo di questa nostra realtà sociale e mediatica: conformismo, logiche di marketing finanziario-spettacolare, cultura paludata del passato e del presente spacciata per “La Cultura” ecc ecc ecc.
Io non so –u–b–a–y–y– cosa si proponesse di raggiungere con le sue poesie, può essere che sia come dici tu (non sono di certo il suo Previti), ma non m’é andato giù quando la Caputi ha incorniciato sul suo blog (cancellando tutto il resto) la minirecensione che Maurizio Cucchi IN PERSONA le aveva fatto su DonnaModerna, o quando Ansuini minaccia, sul forum di Cinelli, di tagliare le gomme dei furgoni di distribuzione di una grande casa editrice, e poi si scopre che é solo una delle sue tante inutili boutade da poeta, e continuerà a propagandare – come ha sempre fatto – il suo EGO smisurato in giro.
O quando Toccafondi scrive che lo scrittore dovrebbe SMETTERLA DI SCRIVERE E DIPINGERE STACCIONATE, e poi pubblica all’unisono con Marco Valerio e Liberodiscrivere, e poi, in uno dei suoi rari post, scrive che se l’aspettava di non vendere niente “perché non é Umberto Eco”.
Allora preferisco mille volte uno come KOCH, che se ne sbatte se i suoi deliri pubblicati “vendano”, o anche solo “vengano letti”, o meno; del suo TRE (nella collana Liberodistile) pare che non gliene sia mai fregato nulla, e si arrabbatta quotidianamente facendo mille mestieri per sopravvivere, consapevole di un suo certo DAIMON che lo spinge a essere quello che é, ma non per questo attaccandoglisi strenuamente con ogni mezzo (macchiavellisticamente, come fece CB negli anni ‘80, come a volte hai riportato).
Che ci vuoi fare, sarò uno stupido bamboccione senza cultura, senza personalità, senza niente, ma, a differenza vostra, non ho velleità di alcun tipo, né di partecipare al Grande Fratello 12 o a un programma della De Filippi, né di essere salutato come una specie di nuovo Carmelo Bene o di nuovo Arthur Rimbaud.
Io sono al di là dei “peti-poeti” da quattro soldi che ti sono serviti come piedistallo per la tua “Suite della diletta stagione” e al di là dei poeti superconsapevoli, superintellettuali e superpienidiEGO quali siete sempre stati voi di Karpòs, e io mi ci ero imbambolato ben bene, stupido che sono stato!
So già che mi risponderai che non ho capito che Toccafondi e Ansuini hanno scritto che abbandoneranno del tutto la scrittura e/o le pubblicazioni perché “fa parte di un gioco autoriale-attoriale”, che io non ho capito “una ceppa di cazzo” (tua espressione tipica), come la giovane studentessa di Adversaria che citi, la quale non ha compreso che “Suite della diletta stagione” era una presa in giro dei “peti-poeti”.
Io, ripeto, me ne frego di AMBEDUE allegramente, dei peti-poeti e dei Poeti con la “P” maiuscola, probabilmente domani (se non scoppia, com’é probabile, la Guerra Mondiale e il prezzo del petrolio si impenna a 200$ al barile) andrò a fare il benzinaio da qualche parte, non sarò Nessuno, piangerò amare lacrime pensando con rabbia (nei miei confronti) ai tempi in cui mi illudevo ingenuissimamente di essere un “genio”, ma almeno non vivrò una vita di infinite e interminabili contraddizioni intellettuali, tali da fare esplodere il cervello.
E so già che scriverai che “le contraddizioni intellettuali che fanno esplodere il cervello” sono “il tuo pane quotidiano” e che “coi ragazzetti della tua risma (riferendoti a me e/o a quelli di Adversaria, o altri ancora) ci fai la birra”.
Ad ogni modo ti ringrazio, Andrea, per avermi fatto indirettamente capire che la strada che stavo prendendo non faceva parte della mia vita.
Rossano
Eh no, Rossano. Io non ti faccio ACCADEMICAMENTE notare proprio nulla. Mi fa solo sorridere che in un blog – dico un blog – nato per indicare al mondo le sue magnifiche sorti e progressive, in politica e in letteratura, poi si facciano marchiani errori d’italiano che studenti mediocri di ginnasio già non commetterebbero più.
Per il resto tu puoi fare quello che vuoi e pensare ciò che più ti piace e che ti fa star bene.
Non ti è consentito, però, scrivere falsità su di me: io non cerco alcuna popolarità a basso costo né il plauso delle penne dorate, io ho cercato e ottenuto una popolarità d’elite, un pubblico e una cerchia di addetti ai lavori che stimo e che seguono l’idea della “lettura di scena” e quella del mio teatro “antispettacolare”. Altro che Maria De Filippi, ciò che faccio è l’esatto contrario! Avrei potuto scrivere “Scusa ma ti chiamo amore” e invece ho scritto “Autobiografia dell’innato” che sta per essere pubblicata e che venderà – sì e no – qualche centinaio di copie. Però Giuseppe Manfridi, forse il drammaturgo italiano contemporaneo più rappresentato in teatro, scriverà un saggio-prefazione alle mie “letture di scena”. Questa è la popolarità che volevo e questa è la popolarità che ho ottenuto.
Hai addirittura citato la mia battuta felliniana sugli oscar (“Roberta, stop crying!”) come se NON fosse stata una battuta e dipingendomi come uno che pensa davvero di poter vincere un premio oscar!
Ecco, questo non te lo consento, proprio no.
Per il resto, quando parlavo di “visibilità” ho sempre inteso suggerire che, come insegna Cartesio, ogni collocazione nello spazio ha una dimensione verticale e una orizzontale e che quindi parlare, sia pur metaforicamente, di assoluta orizzontalità o verticalità significa commettere due errori speculari (che sono poi prima di tutto errori logici).
Detto ciò, ti auguro ovviamente di raggiungere la massima serenità ma non credo sia corretto né proficuo – anche se magari lo psicanalista te lo ha consigliato (li conosco e, come Popper, non li amo affatto) – colpevolizzare l’ego altrui solo perché per anni si è inseguito il miraggio di un talento che non si aveva. La rabbia che nutri verso Karpòs e i suoi membri è quella di chi colpisce gli altri come bersaglio simbolico dei propri fallimenti. E’ roba soggettiva, non oggettiva.
Mi stupisce, infine, tutta la passione che metti nel condannare Rosamaria, Alex, me e gli altri, senza accorgerti che se c’è uno che farebbe le pulizie gratis a casa di Cucchi pur di essere pubblicato nella collana di poesia della Mondadori, questo è proprio il tuo nuovo compagno di viaggio (perché su quel blog per paranoici siete già rimasti in due). Sì, quello che ha fatto la rivoluzione senza che il mondo se ne accorgesse, quello che è geloso del copyright così come Otello lo era della moglie, quello al quale tutti hanno copiato le parentesi quadre (e io scemo che pensavo fossero segni matematici, funzioni dell’ordine logico). Mi stupisce, dicevo, ma in fondo la comprendo: tu sei fatto così e ingenuamente vivi collezionando sbandate senza mai fermarti a riflettere davvero.
Buona vita,
A.
Rossano, NON SEI autorizzato a pubblicare alcunché di mio su quel blog di pazienti psichiatrici. Sia chiaro.
Sei liberissimo di postarci le tue cose, anche i commenti che fai qui, MA NON di copiare i miei scritti che appunto, in quanto miei, mi appartengono.
A.