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“PsychoSALOMÈ”, la mia opera video-teatrale ispirata a Oscar Wilde, ha vinto la sezione video-arte (per lavori superiori ai 30 minuti) al 5° Gran Premio “Il Corto-Festival Internazionale di Roma”.
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito col loro lavoro a questo successo, in particolare Rosamaria Caputi, attrice, e Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli, per editing e montaggio.

E’ on line il trailer del mio ultimo lavoro videoteatrale PsychoSALOME’”, liberamente tratto dalla “Salomè” e dal “De Profundis” di Oscar Wilde.

Per vederlo, basta cliccare qui

Trasparenza di ombre

Trasparenza di ombre

“PsychoSALOME’” (video-teatro, 2008)

con:

Andrea Rossetti (Giovanni Battista-Salomè);

Ivana Fukalot (Salomè);

Due Degenti Sottotitolati;

Rosamaria Caputi (voci femminili);

sceneggiatura:

Andrea Rossetti;

fotografia:

Vincent D’Onofrio;

montaggio:

Alberto Gemmi & Mirco Marmiroli;

musica:

Julien Boulier;

Pornophonique;

C. Filipe Alves;

regia:

Andrea Rossetti.

Prosegue il mio impegno sul sito della Saatchi Gallery di Londra con la serie di lavori intitolata “Auschwitz Residenz”. Questa settimana è possibile votare il mio “Auschwitz Residenz #3″: per farlo basta cliccare qui.

Giovedì 20 marzo ore 20,00 – Galleria NEON CAMPOBASE – via Zanardi 2/5 Bologna

Andrea Rossetti

L’ANIMA E’ SUPPOSTA MA SI PRENDE PER VIA ORALE

serata d’attore

Proiezioni:

“MORTE CIVILE DI UN ANARCHICO” (Italia, video-teatro, 2008), di e con Andrea Rossetti.

“AMLETO, VICEVERSA” (Italia, video-teatro, 2008), di e con Andrea Rossetti.

“IL MANIFESTO DEI PERFIDI NINFETTI” (Italia, videoclip, 2008), una risposta a Isabella Santacroce.

“PINOCCHIO” (Italia, commedia, 2007), scritto, diretto e interpretato da Andrea Rossetti. Con Elena Casini, J. Z., Alessandro Ansuini, Antonio Koch, Enrico Masi, Fabrizio Masina, Francesco Finotti, Alessio Bartolacelli.

Recital dal vivo:

“LA BALLATA DELLE MADRI: OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI”, con Andrea Rossetti. Accompagnamento musicale dal vivo di Enrico Masi.

“Il mio è un teatro inusitato, fatto per dare corpo, nell’atto scenico, alla messa in opera della poesia. Lo chiamo “lettura di scena” – o nouvelle tragédie o reading theatre – ed è al tempo stesso antiteatro, inteso come teatro di prosa di Stato fatto da interpreti statali, cioè “stabili”, e finanziato dai ministeriali dello spettacolo e del turismo (come se ci fosse differenza), e antipoesia, laddove per poesia s’intende la lirica, quella delle anime belle, dei “soggetti” impoltroniti ad aspettar l’aurora in preda al loro commovente, e per questo universale (dicono), delirio di grafomani.
La lettura di scena è poesia nel suo farsi teatrale ed è appunto prima di tutto lettura, cioè misurazione (i versi per gli antichi si misuravano in “piedi”) non mnemonica (lo sforzo di memoria è un inganno ginnico dell’interprete, giammai dell’attore, posto a servizio del testo, con tanto di costume verosimile e quindi servile) del luogo invisibile dell’apparire di un altrimenti mancante.
La lettura di scena è liturgia del poetico, condivisione tra attore e pubblico senza possibilità di repliche (anche quello di “replica” è un concetto da teatro per ragionieri, come se sul palcoscenico potesse mai avvenire qualcosa di definitivo e quindi riproducibile) di quel quid fondamentale che è proprio della poesia e che nessuno ha mai potuto scrivere. Nulla di fondamentale, infatti, può essere scritto, detto o rappresentato perché il linguaggio, come spiegò il professor Heidegger, non lo comprende: la poesia come evento dell’essere, quindi, è ciò che non si scrive, che non si dice e che non si rappresenta e la lettura di scena è appunto questo “miracoloso” teatro dell’impossibile.
Le letture di scena sono dunque i con-testi teatrali di un’assenza; esse circoscrivono un vuoto e un silenzio che, però, proprio perché così minuziosamente misurati e delimitati finiscono per essere a modo loro avvenimenti (e un avvenimento non è necessariamente una presenza, anzi).
Come nei miei lavori di arte visiva ho portato avanti una ricerca finalizzata alla sparizione dell’immagine (ma non del suo significato) , in teatro perseguo la fine della rappresentazione (ma non del suo senso).”

Andrea Rossetti

“Rossetti è l’ ultimo cultore di una totalità espressiva che pare rimandare addirittura a modelli rinascimentali…”

Stefano Giovanardi (“La Repubblica”)

neon>campobase
via Zanardi 2/5 40131 Bologna
tel e fax +39 051 5877068
e-mail: info@neoncampobase.com

Ora IL MANIFESTO DEI PERFIDI NINFETTI è anche un video, con un omaggio digitale a Bob Dylan, qui:

http://it.youtube.com/watch?v=jyYBuQzUwKQ

The Quaker, un uomo-cimitero che fu una poesia

L’allegria si addice a un cimitero più di ogni altra qualità conosciuta. Dico allegria, e non riso, sia chiaro: il riso sta al pianto come l’allegria sta alla tristezza. Sgomberato il campo da ogni equivoco esistentivo, da ogni pregiudizio vitalistico, da ogni attaccamento al quotidiano meterorismo delle cose interiori ed esteriori, un uomo trova nel cimitero l’ideale di una sana allegria, di una felicità modesta e tuttavia priva di condizionamenti. Se lo si considera prosaicamente come un luogo, non c’è davvero alcun motivo per avere allegria in un cimitero, se, viceversa, lo si sperimenta poeticamente come un abisso, allora ecco che esso si rivela come la sostanza stessa dell’allegria. Non a caso nessuna allegria è tanto perfetta quanto cimiteriale come quella degli angeli di pietra. Per questo fui un tempo The Quaker Graveyard in Nantucket.

Didimo Chierico, uomo per arte, ecclesiastico per economia

DEONTOLOGIA

Tutto ciò che è morale è razionale e tutto ciò che è razionale è morale.

Lucrezia Swollenfeet, ricca modella annoiata e poetessa a tempo-verso: vagamente lesbo-chic, vive in una villa sulle colline senesi

PREGHIERA MORTALE DI MEDUSA

Avrebbe voluto trovare
parole ai pilastri del cielo,
là dove gravi falle
dell’anima mostrano il velo
rimasto incustodito.
Aveva fierezza bastante
per incantare di catene il tempo;
intarsio era il suo viso fiero
ed indicava il mento settentrione.

Battistino Barometro, violinista gravemente depresso e pluridivorziato

OH, ANIMA MIA IN CUOR SUO!

C’è chi mi dice che non valgo niente,
che sono un gran poetastro secondario:
io gli rispondo grazie, mi hai promosso
perché mi ritenevo quaternario!

Non sono un letterato, amici cari,
ma solo un violinista divorziato,
e non mi sono mai preso sul serio
nemmeno in manicomio, da malato.

Agli illustri sapienti,
ai bravi scopatori lenti,
ai deficienti ed agli intelligenti,
ai miei terribili parenti,
alle penne roventi,
ai lombrichi coerenti,
ai fuochi fatui spenti,
agli splendidi perdenti,
agli illusi vincenti

io faccio una carezza:
per tutti ho tenerezza
e una sola, minima certezza,

che tutto vale poco,
che invidio dei bambini il gioco.

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